8 marzo: donne gratis ai musei? No, grazie

Nella giornata dell’8 marzo i musei civici e statali delle principali città italiane consentiranno l’ingresso gratuito a tutte le donne. Verrebbe da pensare che l’atto più avanguardista che una donna possa compiere in questa giornata a lei dedicata sia proprio quello di pretendere il regolare pagamento di un biglietto. Chissà cosa ne avrebbero pensato Madame de Stael, Ofelia, Saffo, Sofonisba Anguissola e Cleopatra, il ritratto di alcune delle quali anima il profilo Instagram ufficiale di “Musei Italiani”. Figure femminili che hanno lasciato un’impronta significativa per il solo e semplice fatto di essere state e di aver vissuto “muliebriter”, ossia in modo tipicamente femminile. Che siano state mito o storia non importa: furono dotate di carica profetica realmente capace di trasformare una realtà storica e sociale spesso non propriamente favorevole al dispiegarsi delle capacità femminili. Piene di intuizione alcune, di dialettica interiore altre, insieme a quel ripiegarsi acuto e istintivo atto a cogliere il “senso”  intimo del proprio femminino. Esse si sono mosse per affermare tangibilmente una propria identità definita, a volte contraddittoria, ma di certo storicamente incisiva. Sono donne che rimangono e possiedono la storia perché hanno posseduto, seppure inconsapevolmente, il senso profondo di se stesse.  Conoscerle significa anche strapparle alla Storia, introiettandole nella storia individuale e nella coscienza femminile (e maschile) odierna, non in una dimensione paradigmatica che ne cristallizzerebbe la loro natura tendenzialmente in divenire, con il fine di liberarle dalla ieraticità in cui spesso l’accademismo bibliografico le costringe e richiude. Ciò che spesso accomuna queste figure è il diritto di dire l’essere nella pienezza totalizzante dell’esperienza amorosa. È l’amore che spesso muove con insistenza e pulsione l’esistenza muliebre. Se costoro, in età in cui il suffragio universale o la rivendicazione dei diritti civili sarebbe stata impossibile, riuscirono a cavalcare i limiti imposti dalle regole sociali, imponendosi sulla scena culturale, letteraria o politica, forse che oggi, nel 2017, la celebrazione e commemorazione della giornata dell’8 marzo, richiederebbe da parte nostra una reazione differente? Le donne dovrebbero essere messe nelle condizioni di pagare, non di essere private del diritto di farlo. All’eleganza dell’omaggio si preferirebbe invece una migliore ripartizione delle retribuzioni, magari equivalenti a quelle degli uomini, o un abbattimento delle differenze sul posto di lavoro. La discriminazione di genere si evidenzia maggiormente in fase di selezione, quando spesso l’opportunità lavorativa agevola l’uomo e non la donna per cui scatta, fatidica, la domanda: “Lei è sposata? Ha intenzione di avere figli?”. Celebrare in una chiave storica, come culturale o sociale il movimento di emancipazione femminile è cosa pregevole, insistere in tale occasione sul conflitto e sulla differenza con l’uomo è altra cosa, peraltro di gusto sessista: chi non vuol essere ghettizzato lavori sui principi di condivisione, non di allontanamento. Non cadere nella trappola dell’omaggio per “minus habens”, che tanto ha il sapore salvifico da un clima reale di sperequazione salariale,  ha un doppio pregio: rifiutare l’idea che la cultura debba essere gratis per poterne usufruire. Educare al valore della cultura, della meritocrazia e della non ghettizzazione sono le nuove sfide che attendono tutti le donne, e gli uomini, di buona volontà.

 

 

07-03-2017 | 14:56