Cappuccetto Rosso deve morire /13

19.00

Strano come sul mare passi il tempo. Non ti dà l’impressione, il sole sembra non tramontare mai, ma come niente ti accorgi che non manca alla cena tutto il tempo che immaginavi mancasse. Il Commissario si rese conto che ormai il pomeriggio era inoltrato e che quel giro ancora non era finito quasi con stupore, come se la sua attenzione si fosse addensata altrove e non avesse tenuto conto del tempo che marciva.

Sul mare l’aria della sera era dolce e passeggiare o rimanere semplicemente seduti su una sedia davanti alla spiaggia era come essere in vacanza.

La gente lo guardava come se avesse capito che non era uno del congresso o un proprietario di multiproprietà o di bungalow. Una sensazione stranissima quella di essere stati “fiutati”. Tant’è che a un certo punto il Commissario si sentì così a disagio da volersene tornare alla sua camera per potersi dare una rinfrescata prima di cena: tutti lo scrutavano come un invitato sgradito. Il Commissario, a cui la direzione aveva assegnato un alloggio vicino alla reception, stava camminando verso il ristorante. Tutti, quindi, avevano visto che proveniva dall’entroterra, anzi, dalla parte più remota dell’entroterra. Difficile a spiegare, per lui che non era del Villaggio, le varie sfumature che erano da intendersi in base alla distanza dal mare, infatti non ci provava nemmeno e si collocava da solo nella “periferia della periferia”. In quel momento era come se si trovasse alla periferia del centro, e gli piaceva moltissimo.

Per scrupolo passò davanti alla camera dov’era stato trovato il corpo di Lagri. Nella penombra non si distinguevano bene le forme, ma a lui parse nettamente che la porta della stanza fosse semiaperta e i sigilli infranti. Si avvicinò e constatò che era proprio così: sigilli infranti e porta semiaperta. “Evidentemente” pensò “qui dentro c’era molto di più di quello che era sembrato. E questo sembra sempre di più un omicidio, checché ne dica l’autopsia”.

Entrò nella stanza e stavolta decise che l’avrebbe rivoltata da cima a fondo. Ciò che trovò lo lasciò perplesso, molto perplesso: quattro pezzi di scotch appiccicati in modo simmetrico sotto il mobiletto della tv e un calzino appuntato alla tenda con una spilla da balia in un angolo ben nascosto. Li esaminò accuratamente, ma non c’era niente d’interessante da vedere. Erano solo quattro pezzi di scotch messi simmetricamente sotto un mobile e un calzino: le uniche cose fuori posto nella camera di un suicida trovato in una pozza di sangue con delle pillole vicino e la testa ammaccata.

Uscendo si domandò come avesse fatto la Scientifica a non accorgersene.

«Come ha detto?» disse l’Ispettore dall’altro capo della linea.
«Proprio quello che hai sentito: qualcuno...» e gli rispiegò quello che aveva scoperto, avendo cura di bisbigliare e di tenere il cellulare quanto più vicino possibile alla bocca.
«Vuole che venga?».
«No, non ti muovere a quest’ora. E poi non serve: chi voleva entrare è entrato, ha preso quello che voleva e se n’è andato».
«Come lo sa che l’ha trovato?».
«Era tutto in ordine: è andato a colpo sicuro. Ha preso ciò che voleva ed è andato via».

Dopo cena si fermò a fumare dietro a una palma, osservando la tribù variopinta che affollava il bar finto-caraibico.
Due uomini che stavano passeggiando e che sembravano alle prese con una fitta discussione lo incrociarono per pochi secondi, il Commissario colse una delle frasi del loro discorso: «Perché se uno fa una proposta... un viaggio, una serata fuori, una cena, un cinema, una festa, una mostra... non è per sollazzare il proprio prossimo... a meno che non sia per tirare su il morale a un depresso manifesto... ma sta chiedendo qualcosa, sta esprimendo un bisogno. Lo sta chiedendo per sé».

Il Commissario mosse impercettibilmente l’angolo del labbro e un sopracciglio.

Da quella posizione vedeva molto bene le persone che c’erano. Distingueva anche le persone che aveva incontrato quella mattina: Seppi era vicino a sua moglie e parlava con un tizio di cui il Commissario ignorava l’identità, Russo stava intrallazzando, Maugeri si stava sbellicando, Pileggi beveva long drink e fumava nella più totale solitudine seduto in una poltroncina vicino alla piscina, Marinaro stava a un tavolino e scriveva un bigliettino, la Giano era al bancone e cullava il bambino piagnone. “Tutto in rima, come prima” si disse. Infatti sembrava che niente fosse successo da quella mattina, niente. Possibile che fossero così distaccati? O, più semplicemente, riuscivano a dissimulare i loro stati d’animo?

Finito di fumare si avvicinò anche lui al bancone e prese un white russian. Mentre beveva ritrovò Labile.
«Buonasera».
«Buonasera».
«Si è fermato al Villaggio?».
«Sì, il Direttore ha insistito».
«Benissimo. Senta, in merito a quello che ci siamo detti prima, io credo che dovrebbe incontrare due miei amici che potrebbero magari darle qualche stimolo interessante».
«Volentieri».
«Stavamo per iniziare a giocare a carte, ci manca il quarto, se le va...».
«Certo, andiamo».

Labile lo precedette accompagnandolo al tavolo dai suoi amici. Quando furono arrivati, lo presentò con voce conviviale:
«Carissimi, stasera – anche se non nelle circostanze più liete – abbiamo un compagno d’eccezione: il Commissario, che sta indagando sul povero Lagri, si concede una pausa con qualche giro di scopone con noi».
Al tavolo i due manager si alzarono compitamente e porsero la mano per le presentazioni:
«Piacere, Piero Gaumeri, della Farmagip».
«Ernesto Soddi, Ancestrix».
«Salve» disse secco il Commissario mentre porgeva la mano, già pentito – dopo averli sentiti aggiungere alla propria presentazione il nome della loro ditta – di aver accettato l’invito.
Gaumeri e Soddi sembravano molto diversi tra loro. Il primo era un uomo sui quaranta, alto, in forma, in qualche modo elegante, con uno strano sguardo tra il simpatico e l’esuberante. Il secondo aveva sicuramente più anni, anche se la stretta di mano sicura e il sorriso aperto e familiare ne facevano l’immagine della tranquillità.
«Non abbiamo molto tempo, ma qualche giro riusciamo a farlo. Prendete qualcosa da bere?» chiese Labile mentre iniziava a maneggiare le carte con gesti di consumata consuetudine. «Facciamo il quattro e il cinque?» propose. Gli piaceva questo momento, ogni volta lo recitava in modo quasi automatico, in realtà era uno sprofondarsi in ricordi remoti e tortuose reminiscenze. Quello che dall’esterno vide il Commissario fu un inconsueto appannamento negli occhi normalmente vigili di Labile, ma per uno strano fenomeno di empatia sentiva che Labile era perso in qualche scena raggomitolata in un canto della sua memoria. E avrebbe voluto sapere di cosa si trattava…

Dai vieni a finire la carne, è tardi, tra un po’ arriva Babbo Natale!”. Ida spinge avanti il piatto di ceramica un po’ scheggiato su un lato, dentro una poco invitante porzione di carne al pomodoro e dell’insalata più ispida che verde.
Giovanni non ne aveva troppa voglia, fremeva per correre di nuovo fuori. Aveva capito che quella era la notte giusta. Non solo sarebbe arrivato Babbo Natale, non solo sarebbe nato il bambino Gesù – con tanto di rito d’inserimento della statuina nel piccolo presepio di nonna Netta – ma con ogni probabilità, nonostante nessuno glielo stesse dicendo chiaramente, sarebbe nato anche il vitellino.
La pancia della vacca stava per scoppiare, ma non era questo che l’aveva convinto che era la notte giusta – era stato piuttosto lo strano via vai che c’era dalla stalla e il fatto che gli adulti erano presi da una strana eccitazione: non solo la solita contaminante allegria del Natale, ma qualcosa di più. Un misto di agitazione e allegria.
Fu allora che il nonno prese con sé i tre nipoti più piccoli e li portò nel deposito, una specie di stanza da pranzo a più usi. Si sedette al tavolo più piccolo, prese le carte napoletane, li guardò e disse sorridendo “Giochiamo?”.
Forse fu per contenere la curiosità frenetica di Giovanni e dei cuginetti, forse per ingannare il tempo in attesa degli ultimi ritocchi per la cena dei grandi… quella sera erano stati promossi.
Facciamo che giocano insieme il quattro e il cinque?”. Il nonno avrebbe distribuito le carte scoperte in un rapido giro in senso orario e la coppia per la partita di scopa in quattro si sarebbe formata da chi riceveva il quattro e il cinque di denari. Giovanni aveva visto molte volte quella procedura e aveva pensato che un giorno sarebbe toccato anche a lui...

Il quattro uscì al Commissario e il cinque, al giro successivo, toccò a Gaumeri. Labile si scosse di un millimetro e fu chiaro a quel punto che era ritornato per terra: «Commissario caro, fa carte il quattro» disse dopo aver raccolto le carte e assemblato il mazzo porgendolo al poliziotto.
Li raggiunse il cameriere, attirato da un cenno della mano di Labile: «Io prendo un Martini con ghiaccio» sospirò Gaumeri visibilmente accaldato, «Anche per me, grazie, con molto ghiaccio» aggiunse Soddi, il Commissario e Labile ordinarono un caffè freddo.
Il Commissario mescolò rapidamente le carte, fece spaccare il mazzo a Labile e distribuì rapidamente.
«E Lagri se n’è andato! Che disgraziato, un vero rompiscatole da vivo e da morto. Possibile che non hai nemmeno il buon gusto di morire a casa tua? No, devi venire a rompere le palle qui a noi. Non bastava tutte le volte che le aveva già rotte da vivo!» sbottò inatteso Gaumeri.
Per Labile e Soddi tuonò pesante come se fosse stato un colpo di rivoltella; al Commissario, invece, non fece né caldo né freddo a causa del tono sfottente, ma ebbe la netta sensazione che Gaumeri fosse proprio stronzo di suo.
«Era così noioso?» gli chiese quasi indifferente.
Labile portò a casa il settebello.
«No, non può lasciarmi il sette a terra!» esclamò il Commissario incupendo verso Gaumeri «Non alla prima mano!».
Soddi sfoggiò un discreto sorriso di intesa a Labile: «Non saprei Commissario, è la seconda volta che frequento questo tipo di eventi e non l’avevo mai incrociato prima, anche se mi raccontavano stamattina che per alcuni il suo cognome non era pronunciabile per via di una strana chiacchiera sul fatto che portasse sfiga».
Il Commissario abbozzò, ma con stile.
«E basta con questa solfa buonista! Era un imbecille, un noioso imbecille e portava pure sfiga» sbottò Gaumeri con un ghigno cattivo, più gratuito che efficace. «Non è proprio ammissibile dir bene per forza di qualcuno solo perché è morto. A parte che, per fortuna, e anche grazie al fatto che non lo poteva sopportare quasi nessuno, qui sembra che non sia successo niente. Tutto tranquillo, se non fosse per quella matta che strilla sempre contro quel fesso del marito. Il resto è calma piatta. Nonostante il morto. E meno male».
«Meno male?» chiese attento il Commissario.
«Meno male, meno male. Lei non mi conosce, evidentemente...».
«E basta con questa storia! Non vorrai ricominciare!» Soddi sembrò sinceramente seccato.

Gaumeri continuò come se nessuno avesse parlato «... vincitore per quattro anni di seguito della borsa di studio per meriti all’università, campione nazionale di tiro al piattello dilettanti, vincitore di una borsa di studi della comunità europea…» e l’elenco non sarebbe terminato se all’improvviso non fosse arrivato il cameriere che, inciampando, gli versò i caffè addosso e fece appena in tempo a salvare i martini poggiando goffamente il vassoio sul tavolo.
«E porca miseria! Stia più attento! Cameriere del cazzo!».
«Mi scusi señor» il cameriere tentò alla buona di riparare con dei tovaglioli, ma Gaumeri lo allontanò infastidito.
«Vedi? Non sta bene mettersi sempre al centro dell’attenzione! Lo spirito di Lagri aleggia e colpisce!» canzonò Soddi.
L’altro, per tutta risposta, si alzò in modo scomposto, lasciò la carta dell’ultima mano e andò via senza salutare.
«Bene, dopotutto il gioco delle carte non mi ha mai divertito particolarmente» disse il Commissario alzandosi. Labile si congedò in fretta dichiarando di voler contenere l’ira di Gaumeri prima che raggiungesse la direzione e silurasse l’inserviente per quello stupido incidente.
Anche Soddi si alzò e si incamminò con il Commissario che, accesosi il sigaro, iniziò a passeggiare verso il lungomare.
«Insomma, ma le pare normale che un poveraccio muoia ammazzato, o muoia e basta, e che tutto intorno continui come se nulla fosse?» chiese Soddi mentre inforcava i suoi costosissimi occhiali griffati.
«La sorprende? Pensa che sarebbe dovuto avvenire qualcosa di diverso? Che gli organizzatori avrebbero rinunciato ai guadagni dell’evento? Certo avrei potuto chiedere di sequestrare tutto il complesso. Ma s’immagina cosa sarebbe accaduto solo all’idea? Il minimo sarebbe stata una interpellanza parlamentare... No, guardi, è così che va il mondo. Piuttosto cos’è questa storia della sfiga di Lagri?».
«Ma no, niente di particolare. Una di quelle storie che si raccontano in questi strani consessi pieni di gente tanto simile quanto diversa».

A qualche metro un bagnino stava tirando sulla sabbia delle canoe rosse e bianche e svolgeva l’operazione con una fluida manualità che sapeva di poetico. “C’è poco da fare” pensò il Commissario “quando uno sa fare il suo lavoro non conta che lavoro è, lo sa fare e basta”.
«Sa, io non credo che Lagri sia stato ucciso. Io credo che sia rimasto ucciso».
Il Commissario si fermò e, tirando un’ampia boccata al sigaro corposo, si appoggiò a una delle canoe oramai ferme in salvo sulla sabbia.
«Questo è un mondo che uccide, Commissario. È un mondo che ti uccide dentro giorno per giorno. E non te ne accorgi. Il tempo se ne va e tu lo sprechi a capire in che parte sta andando e, tentando di governarlo, cedi a ricatti e compromessi. Caro Commissario, potremmo parlarne per ore, ma non servirebbe. E invece siamo qui a goderci questo mare e a fare una preghiera per il povero Lagri... Arrivederci».
Soddi non aspettò che il Commissario rispondesse, si voltò e si avviò con passo lento e cadenzato verso il vialetto, allontanandosi dalla spiaggia.
Il Commissario si voltò a guardare il mare. “Ma quanta acqua c’è nel mare? Chissà quante bottiglie servirebbero contenerla. E poi dove le terresti tutte le bottiglie? E per farci cosa? I gargarismi quando ti si infiammano le tonsille?” sapeva che erano pensieri futili “Boh. Meglio lasciarla lì dove sta”. Piano piano si riavviò anche lui verso l’interno.

14-05-2015 | 11:48