Chiara Ferragni e l'insalata bionda

Chiara Ferragni non è solo una persona, una Blonde salad e un paio di occhi azzurri. Chiara Ferragni è un blog e un brand, o meglio una società, che vale 8 milioni di dollari, al punto da diventare un caso di studio del corso di “Luxury Marketing” alla “Harvard Business School”. Se qualcuno pensa che i casi da studiare all’università sarebbero altri inizi a contestualizzare, stiamo parlando di un riconoscimento all’interno di un’area di studi che si occupa di economia, non di teologia trinitaria.

Brandizzazione della persona significa che io sono il mio marchio, il logo è il mio nome e vendo la mia capacità di attrarre e fidelizzare la cliente, nonché produrre fatturato. Sono  io che faccio importanti gli oggetti che indosso, ne sono testimonial e in qualche modo è la mia credibilità e il mio valore simbolico che li qualifica e ne attribuisce valore. Oggi ciascuno potrebbe avere l’opportunità, non sempre colta, di realizzarsi per l’importanza nella società odierna del valore quantitativo a scapito di quello qualitativo, del predominio dell’oggettivo sul soggettivo. Ma ci vogliono idee nonché il dono talentuoso di creare l’archetipo di un nuovo filone nel mercato. La cultura dell’innovazione, per intenderci. In questo si contestualizza Chiara Ferragni, l’alpha  della fashion blogger, personaggio dotato di un certo acume e intelligenza per aver dato il via italico al fenomeno.

La curva esponenziale del valore economico di un oggetto è data dal desiderio, dalla rarità e dalla distanza dall’oggetto stesso. E Chiara Ferragni che cosa fa? Non fa altro che portare l’inessenziale nell’essenziale quotidiano, per strada come in casa, nelle periferie dell’ordinario e della consuetudine come negli atti di vita marginali, casuali o eccentrici che siano. Ciò che prima era lontano, sulle passerelle, nel jet set internazionale, diventa vicino più che mai, posizionato nel mondo extraterritoriale del virtuale con tutto il suo potenziale di affascinazione. Prendere un oggetto, sottrarlo ai caveau della moda e renderlo “lifestyle” ne amplifica in modo potentissimo la possibilità tangibile e realizzabile di possederlo, a dispetto delle ragioni etiche o dei canoni legati al gusto. Qui non è questione di ragionare tra maggiore o minore assenza di contenuti in conflitto con la forma. Il contenuto a volte è semplicemente e tutto nel modo assolutamente innovativo con cui una forma si comunica.

La Chiara nazionale dal blog per le strade di Cremona è passata a una collezione tutta sua di scarpe fumettose. Ora la forza dell’insalata bionda non è data solo dai numeri in quanto a seguaci e a fatturato, è nell’idea primigenia di essersi inventata un lavoro che attualmente si rinnova con la creazione di edizioni speciali e limitate, nonché di attivare strategie di marketing innovative che avvicinino il pubblico alle grandi aziende. Anche in questo caso deresponsabilizzeremo l’archetipo Ferragni dalla caduta talora rovinosa in cui si è inceppato lo stesso fenomeno da lei inaugurato, e che talvolta ne macchia l’innovazione originaria. L’archetipo non è responsabile degli epigoni, così come la Ferragni non ha colpe se ha involontariamente creato l’illusione che proprio tutti potessero fare comunicazione nella moda, dissolvendone spesso l’originalità e l’eleganza con cui questo dovrebbe avvenire. La tendenza psicologica dell’emulazione appaga spesso un senso del riscatto e di appartenenza a un gruppo ma, quando il fenomeno di moda è nella sua massima espansione ed estensione, si distrugge da sé e al tempo stesso smette di essere moda. Subentra quindi - e di conseguenza - il fascino della novità e di ricerca del nuovo. Nella proliferazione delle copie rimane invece inalterato il valore economico dell’originale. Come dire che “un’insalata bionda” è cosa diversa dal minestrone. Non bisogna “copiare” Chiara ma ritrovare in questo esempio esperienziale il principio di eccellenza dato dall’essere apripista di nuove idee, perché è l’idea stessa ad essere contenuto. Diversamente avremmo solo fenomeni, soggetti e oggetti meteore.

 

 

08-11-2015 | 10:34