L'eternità non è in affitto

Il Partenone è un’opera concepita per durare a lungo, con uno spirito sempre fiorente. Pareva antica sin da subito, attualmente invece la sua bellezza e freschezza la rendono attuale: un’anima che mai invecchia. Con l’intento di “promuovere la libertà di espressione e la creatività artistica” lo stilista Alessandro Michele offre 56 milioni di euro per sfilare tra il Partenone e l’Eretteo ma la proposta è unanime: il gran rifiuto che sottolinea l’incompatibilità di un evento di moda con il carattere fortemente simbolico dei monumenti, il cui restauro, si ricordi, sebbene lungo e complesso, non ha mai subito tagli dal governo greco neanche nei momenti più bui della crisi.

La libertà artistica di Gucci è, probabilmente, l’instabilità. Il successo commerciale e i risultati in termini di fatturato danno ragione al fenomeno che ben rispecchia il gusto generalista per l’istante, cattura i sintomi del presente. La moda di Gucci è dunque un frullato di sintomi. Afferra il passato con il gusto del collezionista e lo shakera in visioni di una contemporaneità estetica fluida quanto decadente, “genderless” attraverso il filtro di Instagram. “Vedi ora, compra dopo”, tracimando però in un intellettualismo che sfiora – permettetecelo – il senso della commedia dell’arte, della caricatura, del “qualsiasi” e dell’essere e diventare “qualsiasi cosa”. Ma il Partenone ha un carattere stabile, non instabile, e la fluidità di Alessandro Michele non può accordarsi con l’impronta simbolica della democrazia, perché costituisce l’abbandono totale all’anarchia digitale. La libertà artistica di Gucci non è libertà dello spirito e Atene con il suo “oxi”, “no”, rivendica semplicemente il diritto di voler rimanere eterno con un rifiuto simbolico. Seppure in una posizione difficile, libertà significa anteporre gli interessi del pubblico a quelli del privato, il povero, la Grecia, rifiuta il ricatto economico per l’uso di uno spazio con fini commerciali.

Si intende quindi come il punto di vista privilegiato non sia solo e sempre la moda. Nell’era della comunicazione sovrastante esiste anche l’idea altissima della comunicazione di un bene pubblico ad alto valore simbolico, qual è il Partenone, ad esempio della svendita dei nostri centri storici o dei beni architettonici e culturali in genere. Ciò che è stata tacciata come arroganza e chiusura è al contrario esempio di una grandiosa lungimiranza sul futuro e visione in chiave comunicativa: cedere significa svalutare il simbolo, perderlo. Il no rafforza il sistema valoriale dello stesso, il no ha fruttato in modo esponenziale in chiave di immagine, comunicazione e assicurazione del valore anche economico, garantendone chiaramente anche un futuro. Il Partenone non ha bisogno di Gucci, Gucci può aver bisogno del Partenone. Non c’è dialogo tra la stabilità senza prezzo del simbolo e l’instabilità del collezionista che vuole aggiungere il cimelio Partenone alle immagini delle sue collezioni con il fine economico.

Al “See now, buy later” di Alessandro Michele, la Grecia risponde fieramente “Ktêma es aiei”, “a possession for ever” (Tucidide).

 

 

06-06-2017 | 00:43