Rania, la più bella del reame

C’era una volta il principe Abd Allāh II Ibn al-Husayn. Una sera a cena notò la bella Rania Al Yassin, ne rimase colpito e tempo dopo provò ad incontrarla nonostante lei si fosse dimostrata reticente. E come riuscì a conquistarla l’attuale sovrano di Giordania? Con una scatola di cioccolatini belgi e con una cena interamente cucinata da lui a base di piatti tradizionali giapponesi.

Che non rimanga deluso chi si aspettava tiare di diamanti o solitari in salsa da “Mille e una Notte”: la realtà è nettamente più occidentale e quasi comune, molto simile a qualsiasi coppia parigina, londinese o romana. E fu così che poco tempo dopo Rania divenne “Rania regina di Giordania” e ancora adesso vivono felici e contenti (insieme nella foto), o almeno così pare, anche se lui non rispecchia fisicamente il prototipo fisico del principe azzurro, piuttosto quello dello stalliere di corte. Ma si sa che le donne aspettano alla finestra della torre il cavaliere errante, e mentre quello erra nel frattempo fuggono col maschio alpha dalla stazza di guardiacaccia che improvvisa il barbecue nel giardino di casa reale, ha un curriculum militare ed è appassionato di Star Trek. Se poi è candidato re ancora meglio. Insomma, meglio Abd Allah che almeno si mette d’impegno a cucinare gli involtini primavera con la pasta fillo di uno che ha studiato scienze politiche, ha l’accento francese, vive a Monaco e si chiama Alberto, per esempio.

Comunque sia andata c’è che l’Eurasia esiste e quando esiste è una donna che nello stile e nel look incarna quella commistione perfetta tra mood occidentale e dettaglio orientale. Ma Rania non si limita a regnare sul suo popolo. Secondo la lista di “People with Money” risulta la sovrana più pagata al mondo per un guadagno netto tra novembre 2014 e novembre 2015 di 96 milioni di dollari e un patrimonio stimato a 275 milioni di dollari tra investimenti, proprietà, accordi e collaborazioni specialmente legati alla sua immagine (con una casa cosmetica, per la creazione di un profumo e di una linea di moda), a cui si aggiunge il lancio di un suo marchio di vodka, una catena di ristoranti e una squadra di calcio. Uniamo alla lista le battaglie per i diritti civili delle donne giordane (inasprimento della pena per i delitti d’onore, maggior tutela verso le donne che chiedono il divorzio).

La regina che twitta l’impegno per i diritti umani ha una pagina Facebook sempre aggiornata e annovera in ultimo una Laurea Honoris Causa in Scienze dello sviluppo e della cooperazione internazionale all'Università La Sapienza di Roma. Tanta roba, insomma, tanta da non parere vera. Il sospetto che la Rania social e umanitaria sia più una “cover” che altro è stato pure tirato in ballo da voci isolate e sparse in una pur uniforme e totalizzante simpatia occidentale nutrita verso la regina.  Ciò che in Occidente è visto come un modello di libertà, stile ed emancipazione, pare che a conti fatti sia la costruzione ben ingegnata di un marketing personale affidato ad una società americana di PR. Mentre il debito giordano si aggira attorno ai 32 miliardi di dollari Sua Altezza indossa tutto il suo allure mediorientale su tacco 12 e vola in giro per il mondo con Jet privato e parrucchiere al seguito: un bell’esempio che deforma all’occidentale la realtà effettiva in cui versano davvero le donne arabe. Una sorta di “Maria Antonietta” a cui di certo non è perdonata l’origine palestinese e la costumanza occidentale di parlare ufficialmente in inglese e non in arabo. Insomma, oltre i rotocalchi rosa dobbiamo pensare che tra i due punti focali, lo stile pulito e sobrio e le battaglie sui diritti umani, non ci sia proprio una linea retta tirata con l’eye-liner, bensì un bell’arabesco. Nonostante l’ombreggiatura nello smokey-eyes della figura politica, dobbiamo confrontare il sorriso confortante e rasserenato, nonché felice di questa donna rispetto alle “colleghe” d’Occidente.

Perché Rania è sempre sorridente e pare felice per davvero. Basti passare in rassegna la tristezza epidemica e quasi plumbea delle principesse monegasche, rinchiuse in modo quasi soffocante da una nostalgia senza quartiere in Gucci o Chanel e s’è detto tutto, per non parlare della compianta Lady Diana, donna sì prodiga e impegnata, ma pur sempre fragilissima, difficile, sofferente, vittima, come un cristallo di Boemia in un “regime di corte” schiacciante.  Ma è Rania a vincere come donna di stile del 2015 per essersi contraddistinta in eleganza semplice, impeccabile, mai fuori luogo, condita da una freschezza tutta orientale e nuova, emergente e forte, innovativa e pur sempre legata alle sue radici. L’Oriente le sta addosso anche in abiti occidentali e ovunque lei vada per il mondo: più che un abito indossa un’intelligenza lungimirante che pare scalzare anche la figura del sovrano di Giordania. A differenza, la donna occidentale, libera per antonomasia, pare languire e struggersi per uomini senza polso, incostanti narcisi intellettuali. C’è anche il fatto che, mentre Diana fuggiva via da Carlo tentando invano urbi et orbi di annullare con l’impegno sociale le sofferenze per uomini di poca qualità, e se leggenda vuole che il giorno precedente il matrimonio con Alberto di Monaco Charlène sia stata recuperata in lacrime all’aeroporto di Nizza mentre si dava alla fuga, e più che all’altare pareva recarsi al patibolo, Rania stravince per un valore aggiunto all’eleganza: il marito.

Sì, perché chiediamoci pure il motivo per cui una come Rania di Giordania ha pure fretta di tornare a casa, e non sarà di certo per il fascino del re. Se sfoggia un sorriso a 32 denti è pure merito di quest’uomo che, se non nutre la passione per il bridge, il cricket, il tè delle 17 o le madeleine e i codici rinascimentali di Shakespeare, ha il pregio e merito che ci vuole per far tornare la moglie dall’altro capo del mondo: essere un maschio alpha, un puro esempio di mascolinità.

 

 

22-12-2015 | 13:50