Sono solo uscita di scena

Magari a cambiarsi d’abito per interpretare uno dei suoi personaggi, ma è solo uscita di scena per poi ricomparire, come per un imprevisto o uno scivolone, ribaltando la sceneggiatura, dipanando la trama in un sequel di tic, vizi, paranoie della vita di ogni giorno, alimentandosi delle invisibilità viziose dei microcosmi femminili, degli accenni trascurabili di tutto ciò che pure tragico sia possibile trasformare in commedia.

Anna Marchesini non conosce l’ultimo atto. Immortale è chi consacra quell’appendice prostatica della vita maniacale della signorina Carlo e della signora Flora come frullo esistenziale degno di fotogramma. Lei, unica attrice capace di smagliare la trama fitta fitta del buon abito borghese femminile degli anni ’80-’90, ricamando attorno alle esistenze moscerine naufragate, riabilitandole dal silenzio e accendendole in modo turbato. La felicità è qualcosa di mitico e inseguito nell’amore spirituale di Ljuba e in quello fisico di Merope Generosa. Ma le donne sono un groviglio esistenziale che parla da solo, in cui il dolore quotidiano, scontrandosi prigioniero con la ricerca dell’assoluto immaginato cerca il suo posto nel mondo. Di questa affollata confusione Anna Marchesini ne ha fatto una comica tragedia o una tragica commedia, sino alla farsa.

L’introspezione comica del monologo è stata sempre capace di guardare nella ricerca di felicità delle donne le macchie di umidità, la polvere sul tavolo del salotto buono, la “bucaville” nel giardino di casa, la luce accesa nella finestra di fronte spiata dal balcone, facendo dell’ironia intelligente una conquista, della comicità una incredibile eleganza lessicale.

Ci vuole una grande intelligenza per trasformare la smorfia fissa sull’inconsistenza della banalità delle piccole cose in pianto tragico che rotola nel riso di gusto.

Anna sta scherzando. Lei, che gioca sull’imprevedibilità della vita e sul grottesco starà ingrassando, “obesa di vita”, a sentirci parlare della sua morte felice. 

 

 

31-07-2016 | 11:06