Ti amo poi ti odio poi ti amo

Un recente studio dimostra come l’iconica borsa Birkin di Hermès risulti essere ancora tra le più vendute. Essendo un oggetto personalizzabile, realizzato completamente a mano e su ordinazione, conta un tempo di attesa attorno ai due anni circa, con un prezzo variabile tra i 4 mila e i 120 mila euro. Il costo elevato dipende dall’alta qualità del prodotto ma, soprattutto, deve la sua esclusività alla difficoltà di reperibilità che mantiene elevato il valore che - negli ultimi 35 anni - ha reso di più di un investimento in oro o di un indice di borsa come l’S&P 500, un importante indice di borsa di Wall Street (dati Bughunter, sito specializzato nella vendita di borse di lusso).

Gli dèi sono caduti e si sono fatti borsa. La morale quotidiana si riassume nella merce, l’ontologia dei sentimenti, delle pulsioni fa coincidere mediante il sistema della pubblicità e della comunicazione, come una specie di pedagogia sociale, la sostanza in una forma e nel suo uso, e in una sorta di tipizzazione religiosa sostituisce al verbale l’iconico, il mito e il suo messaggio. Attraverso un oggetto fisico e tangibile si ricostruisce quella “felicità” del bene, la possibilità di reinventarsi una vita attraverso la dimensione poetica del riscatto, emotivo e sociale che sia. Quando il rapporto con la merce diventa feticismo, la comunicazione di questa vernacolare e stucchevole, si hanno due strade: l’indulgenza  dell’analisi antropologica e una rinnovata educazione che trasferisca il simbolismo cultuale dall’oggetto a colei che lo ha ispirato, Jane Birkin.

Già cantante e attrice, Jane Birkin passa dal topless di Blow-Up di Antonioni all’accesissima interpretazione di “Je t'aime... moi non plus” insieme al compagno Serge Gainsbourg. La trasgressione di coppia non sta nell’ardito del progetto musicale (scomunicato dal Vaticano) quanto nell’inattualità geniale dei suoi riferimenti artistici rispetto all’andazzo del momento: il cinismo melanconico e francese di Serge, la timidezza pudica in privato e il sarcasmo in pubblico mescolati alla semplicità dello stile di Jane.

E fu lei a creare lo stile di lui: Repetto bianche portate senza calzini, gioielli da donna addosso, viso non glabro. Senza tacchi lei, abiti semplicissimi e corti, senza costrizioni, senza trucco, capelli mai trattati dal parrucchiere ai festival. In ultimo un cestino di vimini come borsa che sfoggiava in qualsiasi occasione, d’inverno come d’estate. La vera trasgressione di una delle coppie più iconiche degli anni ’70 è l’estrema semplicità. La differenza tra chi, attualmente, si sforza di avere stile e chi ce l’ha sta tutta nel fatto che le donne spesso dimenticano chi sono ma si affannano ad essere chi e come vorrebbero essere, rischiando spinozianamente un risultato più conforme alla satira. Non si “è” assomigliando a qualcuno.

Jane Birkin ha fatto storia della moda perché il suo stile era radicale, cioè considerava le cose in base alla loro radice, senza sovrastrutture. La radice dello stile di Jane era non una Birkin o un capiente cestino in vimini per l’uva, era Jane. Lo stile non è costruzione ma destrutturazione e deve essere semplicemente mimetico, ovvero nella forma rimandare simbolicamente alla sua stessa funzione. Per renderlo opera d’arte ognuno deve percorrere la sua strada specifica. Se una donna semplicemente lo copia dall’esterno avrà sempre e solo una visione frontale e piatta, la proiezione all’interno è invece sempre verticale. La nudità di Jane, il suo stile, nudo, è non paura di esporsi.

La Birkin di Hermes nacque in modo puramente istintuale, per il suo bisogno di avere qualcosa di comodo e capiente, non di estremamente inaccessibile, arrivando a personalizzarla con adesivi e simboli. Cercava la pratica, non l’impossibile. La coppia Birkin-Gainsbourg aveva il “senso” dello stile, in una mescolanza di intellettualismo, ricerca culturale e musicale, rottura, coscienza di vita e morte, solitudine della comprensione immediata, ambiguità reciproca: lei femminilizza lui e si veste rubando dal suo armadio. Insieme spesso non hanno contorno, non si definiscono, sono senza soluzione. Ogni tendenza che si impone nell’immaginario collettivo è opera che esige proprio quella determinata vita, la loro. Ecco perché è impossibile copiare un modo, nello specifico quello della Birkin. Perché è un vuoto, il vuoto di un mistero che non è fatto di cose ma della persona in sé. L’eleganza decostruzionista è essenzialmente “pigra”, sta tutta nel mettersi addosso il meno possibile e vestirsi come un ragazzo, con quello che capita, senza pensarci troppo. Tutto il resto, per dirla alla Gottfried Benn, è “smalto sul nulla”.

 

 

04-05-2016 | 10:05