Storie

Quelle tristi lacrime televisive

Ci sono italiani che non piangono. Che non piangono per tv, intendo. Madri, padri, fratelli, sorelle di persone rapite, la cui vita è a forte rischio, che evitano il più possibile di apparire per televisione. E se questo accade, non lacrimano, non urlano, non sventolano tricolori, non si inginocchiano, non singhiozzano tra le braccia di ministri. E non supplicano, alternativamente, la Madonna e padre Pio.

17-09-2014 | 14:03

Sapere di non sapere?

Con la formula “sapere di non sapere”, riportata nell’Apologia di Socrate da Platone, il filosofo ateniese spiega che la consapevolezza della nostra ignoranza è il principio di ogni saggezza. Un uomo cosciente dell’inevitabile ignoranza che lo circonda ha maggiori possibilità di realizzare i propri scopi, parte da una posizione di vantaggio. Cosa che non sembra recepita dagli opinionisti dei social network.

14-09-2014 | 23:18

La ribellione degli oggetti

Da Jerome a Saramago, quando gli uomini si accapigliano con gli oggetti finisce tutto in farsa. Soprattutto se questi diventano esseri viventi con i nostri stessi vizi. E lo nostre poche virtù. Dal comico al tragico, la cospirazione degli oggetti diventa specchio e metafora della trepidazione degli uomini, talvolta resi oggetti dal potere.

14-09-2014 | 22:43

Quante fanciulle per il Minotauro?

Il Dizionario maniacale del Sette di Meri Lao oggi ci porta dentro a un famoso labirinto. Accompagnati da Teseo e Arianna. E dal numero sette. 

La tragica retorica della guerra

Nel tempo della (apparente) pace globale, la guerra è in primo piano nelle questioni geopolitiche. Molto meno spesso appare in prima pagina nelle cronache giornalistiche. Talvolta è taciuta per oggettivo disinteresse (economico) dell’Occidente (leggi: Africa). In altri casi ha provocato una triste assuefazione (leggi: conflitti tra Israeliani e Palestinesi). Un parallelo tra storia antica e storia contemporanea può dire molto su come è cambiata la liturgia del potere.

29-08-2014 | 14:02

Contro "cioè" e "praticamente"

Sono sopravvissuto alla «misura in cui», grazie al cielo defunta. Ho resistito, intatto nella mente ma desolato nel cuore, alla lebbra del «cioè». Ma credo che soccomberò alla metastasi del «praticamente». «Praticamente io sono di Milano, ma praticamente cioè...» – il «cioè» ritorna e si agglutina a «praticamente» – «vivo praticamente a Rho».

22-08-2014 | 10:08

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